
Lowell è una città operaia, nei suoi bar c’è una gran folla, si urla, si coglie ogni pretesto per prendersi a pugni e sfasciare cose, ci si conosce tutti. Nella smodatamente ampia famiglia della matrona Alice Ward (Melissa Leo) c'è una quantità di figlie dai capelli ispidi che le fanno da coro greco e due figli maschi, entrambi pugili: Dicky (Bale), prima orgoglio cittadino poi affezionato cliente della crack house locale, e Micky (Wahlberg), fratello minore cresciuto nell’ombra del debordante Dicky e boxer in cerca d’affermazione.
La madre, la famiglia e i suoi rapporti di forza interni, di riflesso l’intera Lowell, hanno un tono genuinamente avvilito, il ringhio di un cane battuto. Oltre all'esibita bravura dei due premi Oscar Leo e Bale (che se un po’ di film per cui dimagrire davvero venti chili riuscisse a metterli in fila, invece di intervallarli con i pipistrelli, sicuramente ne guadagnerebbe in salute), risultano estremamente efficaci l’interpretazione e la figura di Whalberg, fragile dentro e fuori dal ring. Tutto ruota attorno a lui, che consente agli incontri di box di raggiungere un notevole pathos, dato dall’incertezza, e permette al resto del mondo di mostrarsi, di spiccare per contrasto manifestando l’irrefrenabile pulsione ad integrarlo. Lowell è un piccolo mondo vittima di qualcosa di invisibile, ed è un'entità aggressiva che attacca per difendersi.
La dicotomia e lo scontro fra Dicky e la sua famiglia, Dicky e l’ambiente, si evolvono in una soluzione compromissoria che, piuttosto inaspettatamente, lascia spazio a buona parte della retorica del filone. In questo The Fighter ribadisce una tendenza comune agli altri candidati per il recente Oscar al miglior film, che sembrano voler osare un impianto registico, tematico e narrativo forte, ma nascondono una certa indulgenza e condiscendenza nei confronti delle aspettative del pubblico, che si preoccupano di non sconvolgere o confondere. Seguono questa tendenza Inception, The Social Network e Il Discorso del Re; non Il Cigno Nero, che da questo punto di vista è molto più interessante e “sincero”.
The Fighter rimane, ad ogni modo, un film concreto e coinvolgente, che rende tutto visibile scegliendo di raccontare la sua storia passo dopo passo, senza nascondersi dietro il non detto e sospensioni d’aspirazione autoriale.
(3,5/5)
niente, questo posto è fantastico.
ora cerco di infilarti nei feeds.
:)
benvenuto lukiz, e grazie :)
lukiz è femmina, ciao lukiz!
allora benvenutA. proprio mentre splinder tira gli ultimi, purtroppo.
3,5 regalatissimo! :)
Veramente hai trovato Whalberg efficace?!
(Mesi di attese ma sono riuscito a portare a compimento questa fantomatica recensione del grinta…e di the fighter…e di tron legacy…e di burke and hare…)
sì, più concreto delle faccette di bale, in verità.
No dai, Bale li batte tutti. Le sorelle, comunque, fanno seriamente paura.
ciao ale. bale è uno schiacciasassi, quando vuole mettersi in mostra non puoi fermarlo, ed è sicuramente più appariscente e carismatico. però credo che senza un'interpretazione "dimessa" come quella di whalberg il film non avrebbe trovato il suo equilibrio.
esatto.
Bale, Adams e Leo troppo sopra le righe.
Tutti e tre amfetaminizzati? non doveva essere solo uno?
Wahlberg equilibria e dà una grande prova. Concordo a pieno.
Sentite a me Marky Mark sotto sotto mi piace come attore.
Boogie Nights? Lì era spettacolare.
P.