Tratto dal libro di tale Rick Porrello, che ricostruisce le vicende di una guerra tra mafie a base di autobombe nella Cleveland del 1976, Kill the Irishman è un gangster movie che si lascia guardare con piacere. Pur osservando in pieno la parabola del genere, si ritaglia un suo posticino depotenziando l’azione pop e anfetaminica di un Guy Ritchie e deviando dall’apologia familiare di uno Scorsese o un Padrino. Il film di Hensleigh, infatti, sceglie di concentrarsi sul suo protagonista, ne mostra le vicende, l’ambiguità, la forza bruta, ma non li commenta, osservando un certo distacco documentaristico che concentra la storia sull’uomo più che sull’imponenza e le modalità del suo impero criminale.
Ma Kill the Irishman, prima d’ogni altra cosa, mi sono fiondato a vederlo per la presenza di Walken, in un ruolo per lui piuttosto standard. Christopher non ha una gran parte, dal punto di vista del minutaggio, ma ogni tanto vederlo lì fa piacere. Così come piace rivedere il bolso Val Kilmer, anche lui in un personaggio che influisce relativamente sul destino del protagonista, il caterpillar irlandese Ray Stevenson che provvede autonomamente alle sue glorie e le sue sfortune. Insomma, un film che vale la serata.
(3,5/5)