The Mandalorian, The Witcher, Mrs. Maisel 3, Undone

Un po’ di serie del momento, anche del momento futuro, nel caso di The Mandalorian. In Italia uscirà ufficialmente il 31 marzo, quando degli occhioni di Baby Yoda ne avremo abbastanza già da un po’. Mentre l’umanità arde per l’insoddisfazione dovuta dall’Episodio IX, questa serie che ha il compito di infiltrare nel mondo la piattaforma Disney è generalmente meglio accolta. Senza motivi plausibili, dal momento che intreccio, sceneggiatura, caratterizzazioni, sono a livello base, mentre la confezione – scenografie, integrazione fra digitale e reale, costruzione dell’azione pura – sono anche peggio. Il che, vista la produzione, è una delle cose che sorprende di più. Gran parte dell’ipnosi collettiva viene dal su citato piccolo Yoda, esemplare di una specie con uno stadio infantile che dura decenni, sorprendentemente tendente all’estinzione. L’incarnazione estrema dell’infantilizzazione alla base del trattamento Disney, che per il resto offre uno spettacolo vicino a un telefilm pomeridiano di fine ’90.

(2,5/5) 

Superata la resistenza verso un Henry Cavill col parruccone e degli effetti speciali fra il risparmio e il glitter, The Witcher è invece, fra le serie contemporanee, una di quelle che dà più motivi per farsi vedere. Una storia fantasy con magia, mostri, sesso, sangue e ironia, con il ritmo che mancava al Game of Thrones delle ultime stagioni, finito a prendersi così dannatamente sul serio. Nasce dagli scritti del polacco Andrzej Sapkowski (e dai connessi videogame) e nella prima stagione racconta vite e vicende che si intrecciano progressivamente, attraverso linee temporali frastagliate. Con il proseguire degli episodi anche l’apparato visivo migliora e ci si abitua ai protagonisti, tutti abbastanza in parte ed efficaci, mentre sempre molto curate sono le scene d’azione e la scansione del racconto. Ci sono maledizioni, deformità e cacce alle streghe, ordini segreti e conflitti fra popoli, e su tutti questi piani pure traspare la sapiente tradizione europea. Problema principale della prima stagione è che finisce parecchio in fretta.

(4/5) su Netflix

La Fantastica Signora Maisel mantiene l’ottimo livello delle prime due stagioni? Per alcuni versi sì: la sceneggiatura, intesa come scrittura dei dialoghi e delle singole scene, è ancora eccellente, e la regia, quando segue il tour di Mrs. Maisel, ha i suoi momenti migliori. Con lunghi pianosequenza la macchina da presa scivola sul palco e dietro le quinte, si concentra sulla protagonista e descrive momenti corali e spettacoli canori, insomma è davvero un bel vedere. Qualcosa la paga il soggetto, la storia vera a propria, che sconta alcune ripetizioni nelle dinamiche fra la protagonista e l’ex marito e l’impronta non proprio travolgente di altre linee narrative. Rachel Brosnam rimane bravissima, e questa volta sono le interazioni con Lenny Bruce quelle drammaticamente più riuscite. Comunque, uno dei migliori spettacoli in città.

(3,5/5) su Primevideo

In quota sperimentazione, mi limito a segnare e suggerire Undone, visto troppo tempo fa. Una storia visionaria, intima e dolorosa, che sfrutta il rotoscopio per mettere in scena salti spaziali e temporali ben integrati in un contesto che rimane comunque realistico. Una tecnica storica e affascinante, che può essere più “cubista”, come nel Linklater di Un Oscuro Scrutare, o più morbida, come The Case of Hana & Alice o My Beautiful Girl Mari. Qui associata a una buona storia, un’indagine nel tempo e nelle possibilità di una ragazza e della sua famiglia, che a quanto pare avrà anche un seguito.

(4/5) – su Primevideo

7 pensieri su “The Mandalorian, The Witcher, Mrs. Maisel 3, Undone

  1. Non me ne frega niente di nessuno di questi prodotti (anche perché vedo solo la tv in chiaro), ma… baby Yoda!!! <3 <3 <3

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  2. Sottoscrivo ogni parola ed ogni giudizio, anche se non ne avevi certo bisogno.
    Aggiungo umilmente che lo storytelling della fiaba di Star Wars (a mio avviso tale già all’epoca di Lucas, che con essa creò il primo vero tradimento dallo spirito della New Hollywood di Coppola, Spielberg, Scorsese e Milius) ha trovato in Jon Favreau il vero cantore della sua versione disneyana, laddove la casa del Topo più famoso del mondo ha operato su quei testi lo stesso trattamento che aveva già fatto, con i suoi classici animati, sui lavori dei fratelli Grimm e di Perrault: Baby Yoda sta ai characters di Lucas, come il Pinocchio animato del 1940 sta a quello di Collodi e se era già patetico ricoprire allora di misticismo religioso una fiaba fantascientifica, come quella realizzata da Lucas alla fine degli anni ’70, lo è ancora di più oggi parlare di capolavoro e di ritorno alle origini per un telefilm di Disney +.

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  3. Ciao kasabake, stavolta non era per niente semplice, trovarsi su tutto :) E concordo sull’improbabilità di trovare un ritorno alle origini, dunque qualcosa di ispirato o comunque che nasca da un’autentica voglia di espressione, nelle manovre della Disney. Per quanto come la vedo io, ha trasformato l’intrattenimento nella più meccanica delle perdite di tempo.

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  4. Pingback: Film e serie tv: il meglio dell’anno (2019) e del decennio (2010 – 2019) | SlowFilm

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