La sospensione

satantango

In Stalker la sospensione del tempo è una condizione estranea e imposta, chi si avventura nella Zona lo fa portando con sé delle domande, lo fa alla ricerca di qualcosa; è la Zona stessa, impermeabile alle necessità, a imporsi come pura sospensione. La sospensione di Tsai Ming-liang è la più condivisa e romantica, l’azione è ferma per esprimere stati d’animo che riflettono su loro stessi, si prolungano fino al possibile e si consumano. Peter Greenaway è il più cattivo, del tempo mostra gli effetti, la forza fisica; il tempo stesso, come se avesse volontà, osserva e cataloga le vittime passive dei suoi esercizi. Terrence Malick porta la sospensione all’esterno, gli uomini spesso la ricercano, ma possono solo esserne sfiorati in modo casuale, altrimenti il loro impegno si esaurisce nel peso che ognuno è disposto ad assegnare alle risposte che si dà. La sospensione di Kurosawa è estetica che sottolinea la storia, similmente a quella di Herzog, mentre con Jarmusch la sospensione serve a non prendere niente troppo sul serio. Il tempo sospeso di Bela Tarr è uno stato dormiente che prova a coprire la furia, senza poterci riuscire. La sospensione di Altman nasce dal ricordo, dal portarsi dietro il passato, è la più reale e la più poetica. La sospensione nella vita reale non esiste, è soprattutto attesa del futuro, per questo vale la pena rifugiarsi nel cinema.

2 pensieri su “La sospensione

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