Lo Chiamavano Jeeg Robot (Gabriele Mainetti 2015). A corto di miracoli

jeeg robot slowfilm recensioneNon so bene cosa s’intenda con “capolavoro”, “incredibile” e “salvezza del cinema italiano”, ma se significa “film vedibile dove il cattivo alla Joker, come spesso accade, è la cosa migliore”, allora sono d’accordo con quel che si è detto di Lo Chiamavano Jeeg Robot.

L’impressione è che il clamore per il film sia nato soprattutto dal suo addentrarsi in territori americani, ché, per il resto, il cinema italiano è ancora capace di pellicole ben più ispirate e incisive. La specificità del film di Mainetti sta nell’ibridare il mainstream statunitense con il linguaggio nostrano ostentatamente provinciale, per il resto è un film onesto e lineare, con un villain ben interpretato da Luca Marinelli ordinariamente sopra le righe, e una storia portante senza grossi intoppi (per quanto, qualche buca pure la prenda) né colpi di genio. Al centro un Claudio Santamaria credibile Christian Bale de noantri, e un’Ilenia Pastorelli che ha vinto addirittura il David di Donatello per la Recitazione con dei Marshmallow in Bocca.

Quello che non capisco, alla fine, è come accada che gli innumerevoli titoli del filone supereroistico americano, vale a dire il genere più inflazionato degli ultimi 15 anni, vengano da noi (spesso giustamente) trattati con sufficienza e scherno, mentre lo sgomitare di un prodotto nostrano nello stesso territorio, venga salutato come un miracolo del cinema italiano. Ma sono anche abbastanza certo di potermene fare una ragione.

(3/5)