Winter Passing (Adam Rapp 2005)

winter passingIndie invisibile di ben sette anni fa, non da spellarsi le mani, ma un film che in alcuni mesi di buia programmazione potrebbe offrire una rassicurante, seppure flebile luce. Winter Passing ha spunti di profonda amarezza, dominato dalla sensazione di perdita e, pur dietro una patina di genere che in qualche modo resiste, mostra una quantità di piccoli e grandi indizi rivolti verso una forte ossessione per la morte.

È l’occasione per vedere una Zooey Deschanel in un ruolo differente dal solito, nei panni di un’attrice teatrale figlia di due importanti scrittori. Gli scrittori, come si sa e com’è giusto, non stanno bene e si nutrono d’infelicità. Le classifiche sono dominate da yuppie della scrittura disimpegnata, alla Sophie Kinsella (o in un certo senso alla Littizzetto, o Fabio Volo), ma questo non fa di loro degli autori. Lo scrittore vero soffre, è problematico e depresso, e Zooey/Reese ne porta visibili i segni.

Adam Rapp, regista e sceneggiatore, sembra a suo agio con questi concetti, e quel che gli riesce meglio è proprio la scrittura del film, che sembra tratto da un romanzo autobiografico, ma non lo è. Meno convincente è la messa in scena, che mostra una direzione pulita ma priva di una visione originale o quantomeno personale. Alcune scene che si intuiscono significative, quindi, finiscono per scivolare via senza trovare una dimensione adeguata.

Assieme alla Deschanel un sempre piacevole Ed Harris, Amelia Warner e Will Ferrell, alle prese con un personaggio non originale ma anche per lui non del tutto solito.

(3/5)