Cold War (Paweł Pawlikowski 2018), la distanza è un’invincibile forza drammatica

cold war locandina recensione slowfilmUn finale d’anno immerso nella bellezza del bianco e nero, è forse più di quanto potessimo sperare. Cold War, come Roma, è un film personale, interiore, che rispecchia l’autore e la sua idea dell’arte. Paweł Pawlikowski ha origini polacche e una formazione in giro per l’Europa, prima di stabilirsi in Gran Bretagna, approdare al documentario e negli anni zero alla fiction. Torna alla sua terra, così come al viaggio e al cambiamento come forme di radicamento, con una storia d’amore dalla bellezza ricercata, elegante, essenzialmente classica. La storia di Zula e Wictor, intrecciata e sostenuta dalla musica, nasce nella Polonia del 1948 e in quasi vent’anni attraversa Berlino, la Jugoslavia, Parigi.

Pawlikowski sceglie la nitidezza, la perfetta definizione dell’immagine, delle figure dei protagonisti, della scansione dei tempi, dell’amore. La canzone, la trama musicale nella voce di Zula, è prima popolare, istintiva, quindi sempre più raffinata, in qualche modo in conflitto con la sua essenza. Una tensione che regge una messa in scena non fredda, quanto consapevole di dover inserire, in un arco storico complesso, una linea narrativa archetipica nella sua semplicità. Una storia jazz che cresce nell’improvvisazione di due vite, nella confusione da cui riescono a farsi possedere senza dimenticare la loro unione, specialmente negli anni in cui sono distanti.

Il fascino di Cold War è nelle sue ellissi, nei salti di anni che vedono i protagonisti distanti, per ritrovarli assieme, anche sofferenti, ma senza un dubbio né un’incertezza su quale debba essere il loro destino. La vita scorre nei salti temporali per Zula e Wictor, stralci di dialogo lasciano intravedere altre esistenze, ma la storia torna a fuoco, caricandosi di una forza densa di malinconia, solo per celebrare gli attimi in cui sono assieme. Pawlikowski scolpisce ogni scena con estrema cura, cesellando i volti, le musiche, i movimenti, gli sguardi, costruendo fra i protagonisti la distanza insormontabile che è la loro invincibile forza drammatica.

(4/5)