Frances Ha (Noah Baumbach 2012). L’attitudine vincente dei loser.

frances ha rcensione slowfilmLa vita è a colori, ma il bianco e nero è più realistico. Diceva Wim Wenders. La vita di Frances è in un bianco e nero che rende la quotidianità e il suo realismo qualcosa di meno individuale, qualcosa di intimo ma non privato. E forse c’è un filo che da Wenders passa per Jarmusch, si colora con Wes Anderson e conserva con Baumbach lo sguardo necessario a rendere la vita leggera e stralunata abbastanza da poter essere raccontata.

Proprio al Jim Jarmusch di Stranger Than Paradise sembra guardare Frances Ha, ai tempi vuoti rinchiusi dentro appartamenti impersonali, ai viaggi che si dimostrano presto dei falsi movimenti. Rispetto ai personaggi di Jarmusch Frances è più vitale, è una figura metropolitana disposta al rapporto col prossimo, ma è proprio in queste relazioni che spicca la sua magnifica diversità, l’attitudine loser che trovo assolutamente vincente. È bello vedere che ci si può rompere le palle in un viaggio a Parigi, che è più facile sentirsi estranei che al proprio posto, che la poesia può sì essere ovunque, ma può anche mancare nei posti dove sarebbe più ovvio trovarla. Ed è bello vedere Frances, aspirante ballerina, saltare e correre per strada con grazia fin troppo terrena, seguirla con un carrello e ritrovarla in complici, leggeri primi piani, mentre la vita non diventa semplice, né impossibile.

(4/5)