Martin Eden (Pietro Marcello 2019), una storia splendidamente irrisolta

Alla prima prova con il cinema completamente “di finzione” e con una produzione verosimilmente più corposa, Pietro Marcello regala uno dei migliori film visti negli ultimi tempi. Trasposizione italiana e campana del Martin Eden di Jack London, il Martin Eden di Marcello è un film pienamente narrativo, ma ancora sospeso e ricco di digressioni, solido come un romanzo eppure libero, nelle attrazioni visive che può costruire il cinema. Una storia individuale e personale, probabilmente in parte autoriflessiva, che riesce a dissolversi nel tessuto delle immagini e dei ricordi: una visione diffusa, universale, che viene dall’idea autoriale del mezzo cinematografico come fusione fra testimonianza e tradimento.

Ci sono molti motivi per amare Martin Eden. Le ottime interpretazioni – da Luca Marinelli, cui sono concessi picchi istrionici, al resto del cast, spesso chiamato a dare un contesto verista -, l’uso delle musiche, l’introdurre e affrontare temi complessi senza avere l’ambizione di definirli compiutamente o esaurirli. Ancora, il raccordo fra luoghi diversi, fra gli scorci perfettamente fotografati e gli sgranati stralci d’archivio – ricorrenti nel lavoro di Marcello – che conservano l’anima documentaristica, i richiami alle migrazioni contemporanee, agli uomini in ricerca di rifugio. Ma più di tutto, Martin Eden è il racconto di una persona frammentata, in cambiamento ma senza una direzione certa. Incompiuta come le vite sempre in movimento de Il Passaggio della Linea, come la storia d’amore fra Enzo e la transessuale Mary de La Bocca del Lupo, come il viaggio del pulcinella sospeso fra due mondi di Bella e Perduta. È la storia di una persona irrisolta, e sono le mie persone e storie preferite.

(4/5)

Bella e Perduta (Pietro Marcello 2015). Il cinema ritrova il suo legame con l’intimità delle cose

bella e perdutaPubblicato su Bologna Cult

Distribuito in una manciata di sale, Bella e Perduta è fra le cose migliori che possa accadere di vedere. Il film di Pietro Marcello (autore dell’altrettanto riuscito La Bocca del Lupo e de Il Passaggio della Linea) trova nel realismo poetico e magico, nella commistione fra documentario e finzione, il modo per descrivere la realtà in modo personale e coinvolgente. Racconta l’abbandono dei nostri tesori nell’abbandono della Reggia di Carditello, che un angelo prova a salvare dal suo disfacimento; racconta la terra dei fuochi e realtà rurali apparentemente fuori dal tempo, che attraverso l’accostamento a materiale di repertorio incarnano il raccordo fra l’antico e il contemporaneo. E caratterizza il suo racconto con la figura fantastica e onirica di un Pulcinella, riportato a sua volta al ruolo di tramite fra il mondo dei vivi e quello dei morti. Richiamato da una dimensione sospesa dove le maschere napoletane passano il tempo a giocare a carte e mangiare fave, Pulcinella attraversa il Paese accompagnato da Sarchiapone, un giovane bufalo maschio, animale di nessun valore per gli allevamenti dedicati alla produzione delle mozzarelle.

Pietro Marcello intreccia i diversi livelli – il documentario, i filmati di repertorio impreziositi dalla patina del tempo, la creazione fantastica – portandoli armoniosamente – e dolorosamente – a descrivere il rapporto fra la natura e l’uomo. Riporta gli spazi in immagini intense e sincere, mai banalmente estetizzanti o forzatamente elegiache, ricerca negli stessi le nostre radici, la nostra bellezza e il tradimento della stessa. Allo stesso modo si avvicina all’innocenza irrinunciabile degli animali e a volti e sguardi umani segnati dal tempo, in una narrazione fatta di brevi incontri e piccole vicende, immediatamente descrittive e significativamente universali. Abitato da persone reali e attori non professionisti, Bella e Perduta trova nelle figure di Pulcinella – un ipnotico Sergio Vitolo, la cui vicenda ricorda in parte quella degli angeli di Wenders – e di Tommaso Cestrone, l’Angelo di Carditello, due figure che riportano il cinema al suo legame privilegiato con l’intimità delle cose.

(4,5/5)